Il 29 dicembre 1989 e la Rivoluzione di Velluto
Václav Havel, da leader del dissenso a presidente della Repubblica
Nel giugno 1987 Havel era ancora un leader del dissenso che cercava di capire se la gioia dei praghesi di fronte a Michail Gorbaciov, in visita a Praga, fosse ben riposta.
Vi era in quei mesi da parte della gente uno strano rapporto con il regime: la cosiddetta normalizzazione accompagnava un relativo benessere e la vita in Cecoslovacchia era accettabile, nessuno soffriva la fame. Però le repressioni contro i dissidenti continuavano.
Di certo l’affermarsi della perestrojka in Unione Sovietica determina importanti cambiamenti anche a Praga. Per questo il vecchio regime cecoslovacco tenta in tutti i modi di frenarne l’onda.
Ma il cammino degli eventi in Unione Sovietica, in Polonia, in Ungheria, in Germania Orientale va in tutt’altra direzione da quella voluta dai burocrati che guidano lo Stato. Conseguentemente alle vistose incapacità del cosiddetto gruppo Husák, il capo del Partito comunista cecoslovacco, sempre di più nascono le proteste degli abitanti della repubblica, soprattutto a Praga.
Dietro l’angolo i problemi economici, dietro l’angolo la catastrofica situazione ecologica in tutto il Paese. E se da una parte la politica sovietica del non intervento seppellisce le speranze di cambiamenti imposti dall’alto, dall’altra però sta anche a significare che il Partito comunista cecoslovacco al potere poteva contare solo sulle proprie forze per reprimere l’attività dei dissidenti e le proteste di massa sulle piazze di Praga, piazze nelle quali affluivano sempre più i giovani e gli studenti.
La rivoluzione gentile o di velluto
All’inizio del 1989 un susseguirsi di importanti dimostrazioni affolla le strade e le piazze di Praga: la prima avviene in gennaio, nel giorno del ventesimo anniversario del sacrificio di Jan Palach, lo studente che si era dato alle fiamme per protestare contro l’invasione sovietica; un’altra in ricordo della nascita della Repubblica Cecoslovacca del 1918. Nelle strade e piazze di Praga sta nascendo la rivoluzione.
Dopo la pacifica dimostrazione degli studenti del 17 novembre 1989 in memoria di Jan Opletal, uno studente ucciso dai fascisti nel 1939, brutalmente repressa dalla polizia, la voglia dei cambiamenti esplode in pieno. Sulle piazze di Praga arrivano migliaia di persone. Ma sono proprio i giovani che mettono definitivamente in moto la valanga che distrugge il regime comunista. La velocità dei cambiamenti è quasi incredibile. Avvenimenti storici che in altri Paesi e in altre epoche durano molti anni, nella Cecoslovacchia del 1989 durano solo quattordici giorni.
Questa rivoluzione velocissima è stata chiamata, proprio per la sua forma pacifica, “rivoluzione gentile” o “di velluto”.
Lo sciopero degli attori e degli studenti, la formazione del Forum civico, portavoce della volontà del popolo contro la dittatura, la manifesta incapacità del comitato centrale del Partito comunista cecoslovacco, le manifestazioni in piazza San Venceslao accompagnate dalle canzoni, i primi dialoghi fra il Forum civico e il primo ministro Ladislav Adamec, lo sciopero generale: tutto ciò fa crollare il regime totalitario.
La Cecoslovacchia inizia così la sua strada verso la democrazia, la libertà, verso l’Europa, una strada iniziata a percorrere da quando, nei giorni più burrascosi della Rivoluzione di Velluto, migliaia di persone gridavano invocando elezioni libere.
Il 29 dicembre 1989
Già dalle prime ore del mattino del 29 dicembre 1989 moltissimi abitanti di Praga avevano cominciato a dirigersi verso piazza San Venceslao. Erano migliaia di persone che andavano ad affollare non solo la piazza ma anche le vie adiacenti. La tradizione cecoslovacca vuole appunto che i presidenti neoeletti salutino la folla subito dopo la loro nomina.
E poco prima delle 13 il momento tanto atteso: al balcone del palazzo dove ha sede il Forum si affaccia il presidente Havel. Sulla piazza echeggiano le sue parole: «Cari amici, qualche istante fa, dal parlamento, sono stato eletto all’unanimità presidente della nostra repubblica. Vi ringrazio tutti, boemi, slovacchi e membri delle altre nazionalità, per il vostro aiuto. Vi prometto che non deluderò la vostra fiducia e porterò questo Paese alle elezioni libere. Questo obiettivo deve essere realizzato in modo pacifico per non sporcare la faccia pulita della nostra rivoluzione. È un compito di tutti noi. Vi ringrazio».
Verso sera un maestoso Te Deum, diretto dal cardinale František Tomášek nella cattedrale di San Vito, che ricordava quasi le gloriose incoronazioni dei re di Boemia, concludeva solennemente questo giorno, importantissimo per i cechi, che ha segnato un passo storico nel cammino verso la democrazia e la libertà sulla strada del riavvicinamento all’Europa.